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Statistiche

Chiesa-di-tavoleLe fasi della costruzione della chiesa di Spinetto, si sviluppano in sincronia con la formazione del tessuto urbano. L'impianto primitivo risale al 1783, subito dopo il terremoto, ubicato dove si trova adesso e costruito con tavole L'edificio in origine si presentava come una piccola chiesa di campagna, semplice, ad aula unica e senza campanili, forse persino ingenua nel suo linguaggio formale, ma sicuramente con uno spazio più avvolgente e concentrato sull'altare, insomma un compatto parallelepipedo a pianta rettangolare con alte finestre nelle due pareti laterali e senza abside nella parte posteriore.

Nel 1819 la chiesa venne costruita in muratura con impiego di mattoni. Venne sopraelevato il soffitto a unghiatura con volta a botte (lamia) senza la protezione all'esterno di una copertura di tegole. Fatto notevole in questo periodo è l’adozione della "lamia": tipo copertura "a volta" usata molto nelle costruzioni rurali e soprattutto nell'Italia meridionale. Essa può essere a crociera, padiglione, a botte o a cupola caratterizzata dall'essere rinfiancata solo parzialmente e dall’essere realizzata con un impasto di malta pozzolanica e pietrisco battuto che le conferisce un buon grado di resistenza.

Chiesa-di-mattoniPer la chiesa di Spinetto è stato usato il sistema della "lamia a botte”realizzata con malta pozzolanica e pietrisco senza la protezione esterna, sulle prime, di una copertura a falde con uso di tegole. Sulla facciata, al di sopra della porta d'ingresso, venne ampliata l'antica finestra con la sistemazione di una cornice barocca in granito proveniente dall'antica Certosa. Un'annotazione sul Manuale del Vignola (libro di architettura usato a Serra per le costruzioni) riporta la seguente scritta a matita : "...per granito della Certosa per finestrone carlini 75,0". Nello stesso manuale si conservano, piegati, i ritagli in cartoncino di colore blu dei numeri che compongono la data dei lavori nella chiesa e che sono della stessa dimensione di quelli incisi sulla cornice del fìnestrone che si vedono tuttora.

Chiesa-fornita-di-campaniliTra il 1820 e il 1855 la chiesa si presentava sempre in mattoni, ma con due campanili disposti ai lati della "lamia" e due navatelle laterali costruite anch'esse in mattoni e senza ancora le coperture in tegole. Questa fase della costruzione è testimoniata dalla Platea laddove si parla della figura del sacerdote don Michele Salerno Fabiano e del suo impegno, durante la permanenza nell'edifìcio sacro come provicario, ad ingrandire la chiesa e a renderla più imponente con la sistemazione  dell'interno e la costruzione  delle  due  navatelle. "...Curò pure per la fabrica delle due piccole Navate della stessa chiesa. Morì vecchio a 3 Marzo del 1835 e fu seppellito nella Sepoltura dei Sacerdoti posto nel coro di quella chiesa". Il medico svizzero Horace de Rilliet, nel 1852, realizza un disegno dove la chiesa di Spinetto appare munita di due campanili laterali che si elevano in verticale ai lati della facciata.

Il sacerdote Tedeschi, tra il 1852 e il 1860, descrive la chiesa con queste parole: "Quest'ultima chiesa di Spinetto sarebbe ancora una bella e vasta chiesa, se non fosse alquanto deformata nel suo frontespizio costruito alla meglio, e senza esatte proporzioni, e più guasta dall'umido e dalla pioggia che arrecano molto danno ai lavori di stucco delle pareti interne...”. La deformazione accennata dal sacerdote riguardava la facciata della chiesa, e cioè il primo piano, che appariva troppo alto rispetto ai due campanili impostati ai lati della "lamia". Essa, con la sua volta a botte, accentuava l'altezza del primo piano e la rendeva sproporzionata rispetto alla larghezza. Il Tedeschi comunque riconosce la chiesa di Spinetto come più ampia e più funzionale della Matrice poiché, nello stesso periodo, su quest'ultima scrive: "...Malgrado però tante opere pregevoli contenute nel tempio, questa è in uno stato poco o nulla felice; la sua posizione molto bassa, qualche difetto positivo nella sua costruzione, o forse più la poca capacità delle navate, sono dei motivi per cui è tenuto in quasi assoluto abbandono” e ancora prosegue: "Ciò fa desiderare ai serresi la costruzione di una nuova chiesa che sia più vasta, più centrale e più imponente insieme”. In fondo allo scritto poi aggiunge: "Né questo desiderio sarebbe una vana speranza: una sola voce influente e dignitosa - la voce di un parroco zelante - basterebbe a muovere mille braccia ed attrarre copiose elargizioni”. Ricordiamo che il Tedeschi scrive negli anni 1852-60: avrebbe dovuto sapere che cinquant'anni prima si era rischiata una guerra civile perché gli Spinettesi avevano fatto costruire la chiesa Terza, grazie ad un Vicario zelante come il dell'Arzo, al centro dei due borghi e che, per le rivalità, gli abitanti di Terravecchia l'avevano distrutta nel giro di poche ore. Negli anni in cui scrive il Tedeschi, la facciata della chiesa di Spinetto è in muratura e, come abbiamo visto, egli denuncia, i guasti provocati dall'incuria.

Chiesa-con-campanili-unitiL'acqua si infiltrava dai mattoni, evidentemente sconnessi, e quindi deteriorava le malte e lo stucco di cui erano rivestite le volte e i cornicioni. I lavori in stucco presenti all'interno, cui fa cenno il sacerdote riguardavano le strutture architettoniche disegnate dal maestro Bruno Barillari e realizzate tra il 1850-60. Negli anni 1860-70 vennero uniti, attraverso una muratura in mattoni, i due campanili creando una struttura   il  cui scopo era sia quello di dare continuità al primo piano creandone un secondo, sia quello di evitare l'abbattimento dei campanili vietati dalle leggi antisismiche. Nel 1870 si iniziarono i lavori di copertura della "lamia" con tetto a falde inclinate come si presenta tuttora.

Essa era soggetta nei mesi invernali ad essere coperta dalla neve con il rischio che sprofondasse per via del peso. Nel libro dei Conti vengono riportate le spese sostenute dalla Confraternita già dal l876 per rinforzare la "lamia" con una migliore protezione esterna, allo scopo di preservare dall'umido la pittura realizzata da Venanzio Pisani collocata sul soffitto, nonché di proteggere la chiesa dalle infiltrazioni d'acqua. Ancora nel 1880 si annotano spese per smaltire   la   neve   depositatasi sulla "lamia". Si continua però a chiamare "lamia" il tetto che in parte era stato coperto. Nel corso dell'anno comunque si è provveduto alla sua copertura totale poiché nel 1883 sono annotate spese sostenute sì per smaltire la neve, ma questa volta si specifica ".. da sopra il tetto". Vengono annotate inoltre spese per l'acquisto di 450 tegole: "...per la copertura della casa e della sagrestia" e quelle relative a materiali per muratura come la calce; questo fa supporre che i lavori e copertura non fossero ancora del tutto finiti. Si annotano, sempre nel corso di quest'anno, spese per il trasporto di "pezzi di granito" appartenenti all'antica Certosa per adattarli alla gradinata della chiesa. Nel 1883-84 la chiesa viene completata all'esterno con un rivestimento in granito che ne modifica tutta la facciata. La realizzazione e un frontespizio in stile neoclassico provoca infatti alcune correzioni ottiche di notevole rilievo. Come si può notare dalla progressiva evoluzione di tutta la costruzione, la prima chiesa-cappella in tavole rispondeva strettamente ad esigenze di carattere pratico. Nella seconda fase si procede ad un ampliamento verso l'alto realizzando la "lamia". Nella terza fase l'elaborazione è rivolta più ad esigenze di carattere estetico: si introducono in elevazione due campanili dando così alla costruzione un carattere di chiesa urbana e si principiano le due navatelle. Nella quarta fase si riempie il vuoto tra i due campanili e si dà inizio, in questo modo, a quel processo di correzioni ottiche avente l'obiettivo di dimensionare verso l'alto la chiesa e nello stesso tempo proporzionarla ai lati con li costruzione delle due navatelle. Nella quinta fase si provvede a risolvere, con le tegole, tutte le coperture a falde e soprattutto a proteggere la "lamia" che interessa tutta la navata centrale.

Chiesa-attualeNella sesta e ultima fase si provvede alla composizione di tutti gli elementi architettonici tramite la realizzazione di un frontespizio di stile neoclassico con un linguaggio che consente di correggere, con la sua severa geometria, eventuali sproporzioni, ma soprattutto di trovare l'armonia tra il primo piano, il secondo e le navate laterali.

La mancanza del granito tra le due specchiature ai lati del portale d'ingresso da un senso di leggerezza alla costruzione e aumenta la sensazione di un'ascensione più svelta verso l'alto. Quest'ultima fase della costruzione è destinata a fare scuola poiché influenzerà tutta l'archi­tettura serrese di fine Ottocento, soprattutto nei portali di alcuni palazzi privati, come il portale della casa parrocchiale della chiesa Matrice, l'ingresso monumentale del cimitero ecc. Le continue trasformazioni della chiesa e i suoi adattamenti, che abbiamo visto, fanno capire come la progettazione di una chiesa non si limiti soltanto all'obbedienza ad una serie di regole fisse. L'intervento del progettista e in realtà più complesso ed esteso di quanto potrebbe apparire a prima vista. Nella chiesa di Spinetto il percorso risolutivo è stato ab­bastanza travagliato, ma l'abilità degli artigiani, soprattutto quella degli scalpellini, ha saputo sciogliere con sapienza il nodo rappresentato dal rapporto fra spazio sacro e liturgia. Essi, a più riprese, si sono riferiti ad un ampio corpo normativo che ha consentito di definire e precisare tutte quelle condizioni indispensabili perché l'edificio funzioni correttamente sotto l'aspetto sia rituale che celebrativo. Del resto costruire una chiesa è un po' come costruire la religione, restituirle la sua essenza.

 

Il Museo

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saluti
Silvano Onda bn

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