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Statistiche

pianta-chiesa
1. Statua S. Antonio   7. Altare maggiore con baldacchino
2. Altare S. Rocco   8. Altare di S. Giuseppe
3. Altare dei SS. Cosma e Damiano   9. Altare di S. Francesco di Paola
4. Altare del Crocifisso   10. Altare della Madonna del Carmine
5. Altare del Cuore di Gesù   11. Statua di S. Anna
6. Altare con la statua di Maria SS. Assunta       12. 13. Campanili



 

STATUA DI SANT'ANTONIO

S.Antonio resize

Artigiani-scultori meridionali fine sec. XIX-inizi sec. XX Cartapesta; pasta vitrea; h cm 150

Sant'Antonio indossa un saio marrone trattenuto in vita da un cordone bianco; sulla testa è posta un'aureola di metallo. Il santo sorregge con entrambi le mani il Bambin Gesù che porta una veste gialla con i bordi dorati. La base della statua è in legno dipinto di nero. Opera di artigiani-scultori meridionali, probabilmente leccesi.

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ALTARE DI S. ROCCO

S. Rocco resize

Intagliatori serresi fine sec. XIX
Legno dipinto e dorato; h cm 330 x 80

La decorazione è molto semplice; il paliotto è decorato, in basso, da un motivo a conchiglia. Nella parte superiore è posta l'ancona che custodisce la statua del santo, decorata da lesene e, in alto, da due grandi volute. Termina con una decorazione dorata.

 

S. ROCCO

Artisti serresi
fine secolo XIX, inizi sec. XX Legno dipinto; h cm 130

La statua, scolpita a tutto tondo e dipinta al naturale, raffigura S. Rocco. Il santo indossa una corta veste blu con un mantello giallo e uno scapolare grigio con una conchiglia. Con la mano destra mostra la ferita sulla gamba e con la sinistra regge il bastone. Ai suoi piedi, cinti da calzari verdi, si trova un cane con in bocca una forma di pane. Intorno alla testa è posta un'aureola. La base, ridipinta, è di colore azzurro. Su di essa una targhetta reca la scritta: "A devozione/De Vincenzina e Sai.re Grenci". Il santo indossa il mantello da pellegrino, il "sanrocchino", che, aperto sulla gamba, lascia intravedere un bubbone pestilenziale. Come simboli reca sovente due chiavi incrociate e Je conchiglie. La statua della chiesa di Spinetto porta la conchiglia a destra, sul petto, segno del pellegrinaggio a Roma e a Santiago di Compostella. Il santo è accompagnato da un cane che regge in bocca un pezzo di pane, a ricordo della leggenda secondo la quale, allorché il santo giaceva ammalato presso Piacenza, un nobile del luogo gli mandava il cibo servendosi dell'animale.

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ALTARE DEI SS. COSMA E DAMIANO

SS Cosma e Damiano resize

Intagliatori serresi fine sec. XIX
Legno dipinto e dorato, 370 x 268 x 67

L'altare è in legno dipinto ad imitazione di marmi policromi. Il paliotto in basso presenta una piccola decorazione di volute simmetriche con al centro una foglia. Sulla stretta mensa è collocato il tabernacolo di colore verde la cui porta in legno dorato è abbellita da un ostensorio. Nella parte superiore, una nicchia contenente le statue dei santi è situata tra due lesene con capitelli composti che sostengono la trabeazione e il timpano spezzato, al centro del quale vi è una decorazione a volute.

 

I SS. COSMA E DAMIANO

Scultori meridionali
sec. XIX inizi sec. XX
Sculture in carta pesta; h cm 140
I santi indossano vesti di colore verde e giallo coperte da mantelli di colore marrone e una cintura con fregi dorati. Recano in mano un libro, una pisside e due piume.

Opera di artigiani-scultori meridionali, probabilmente leccesi. I Santi, due medici, detti "anargiri" (nemici del danaro), subirono il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano (295 circa). Erano due fratelli di origine araba e prestavano gratuitamente la loro opera a favore dei poveri.

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ALTARE DEL CROCIFISSO

Crocifisso resize

Artisti decoratori serresi
fine secolo XIX - inizi secolo XX
Marmi policromi; legno dipinto e dorato; 470 x 270 x 92

La parte inferiore dell'altare è in marmi policromi col paliotto decorato da due grandi volute simmetriche, che formano un'urna, fra le quali è posto un cerchio. La mensa è sorretta da due mensole a forma di volute. La parte superiore, in legno dipinto di bianco con decorazioni dorate imitanti marmi policromi, è costituita da un'ancona delimitata da lesene con capitelli compositi.

 

CROCIFISSO

Scultori serresi (bottega degli Scrivo?) secolo XIX

Legno dipinto; croce h cm 255; Cristo h cm 161

Il Cristo è raffigurato con i segni delle ferite molto evidenti e grondanti sangue. Porta un perizoma bianco annodato sul fianco sinistro. Dietro al crocifisso vi è uno sfondo di legno dipinto raffigurante la Madonna. San Giovanni e la Maddalena.

Il crocifisso in legno, che si trova nella chiesa Matrice di Terravecchia, fu realizzato, secondo quanto riporta la Platea, prima del terremoto del 1783 dallo scultore serrese Antonio Scrivo. In seguito, intorno al 1802-3, fu donato, dallo stesso artista, alla chiesa "Terza". Quando poi la chiesa "Terza" fu demolita e ripristinata la chiesa Matrice, il crocifisso venne trasportato qui insieme ad altri oggetti. I parenti dello Scrivo, al tempo, si sono lamentati poiché avrebbero voluto che il crocifisso venisse trasferito nella chiesa di Spinetto. Si può quindi supporre che lo Scrivo abbia realizzato il crocifisso di Spinetto per riparare al desiderio non esaudito dei suoi familiari. La rappresentazione del Cristo, realistica, ne esprime tutta l'umanità. La tensione delle braccia evidenzia le vertebre del costato, segno che il corpo non è ancora abbandonato. Il busto è proteso verso l'alto e la testa è reclinata leggermente sulla spalla destra. Lo sguardo, distante, è in direzione del cielo ed indica il momento prima della fine. Cristo è in agonia, colto nell'attimo in cui chiede al Padre il perché di quella morte e perdona i suoi carnefici. Lo scultore ce lo rappresenta, come si diceva, in tutta la sua umanità: siamo di fronte ad un uomo "vero", che soffre, vegliato dalla Madonna, dalla Maddalena e da Giovanni, dipinti su tavola e posti dietro. Anch'essi sono umani e concreti nel loro dolore. Nel volto del Cristo c'è qualcosa di grande. Il suo sguardo è intenso e i muscoli sono in estrema tensione, quasi per vincere quel tendersi a terra del corpo a causa del suo stesso peso. Le sue piaghe sono grandi e grondano sangue. In basso, la Madre di Cristo ha il cuore trafitto da un pugnale. Questa impostazione sacra ci fa pensare che lo scultore si sia ispirato a quello che la Vergine Santa rivelò un giorno a Santa Brigida: "Abbi per certo che io ho amato il mio Figlio così ardentemente ed egli mi ha riamata così teneramente, che eravamo come un Cuor solo. Quando egli soffriva io ne risentivo il dolore come se il mio Cuore provasse le sue medesime pene e gli stessi suoi tormenti... Il suo dolore era il mio dolore così come il suo Cuore era il mio Cuore" (E. Fornasari). Lo scultore interpreta queste parole e fa vedere l'agonia di Gesù come una spada che fruga sanguinosamente nel cuore della Madre, rappresentata in basso trafitta. Il sangue che grondava dal corpo di Gesù scaturiva dal Cuore trafitto di Maria.

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STATUA DEL CUORE DI GESÙ'

Cuore di Gesu resize

Artieri meridionali
fine secolo XIX - Cartapesta, pasta vitrea fil di ferro, h cm 150

La statua, posta davanti a quella di Santa Margherita Maria Alacoque, raffigura Gesù che con l'indice della mano destra mostra alla Santa il suo cuore, contornato da una corona di spine e posto su una raggiera di fil di ferro. Egli indossa una veste color avorio e un mantello azzurro con bordo dorato. Gli occhi sono di pasta vitrea. L'aureola, aggiunta di recente, è in materiale plastico. La Chiesa Cattolica con il Sacro Cuore di Gesù intende onorare il cuore di Gesù Cristo, uno degli organi della sua umanità che, per l'intima unione con la Divinità, ha diritto all'Adorazione e inoltre l'amore del Salvatore per gli uomini, di cui è simbolo il Suo Cuore. Questa devozione si diffuse ad opera di Santa Margherita Maria Alacoque e di S. Giovanni Eudes. La statua di Gesù e quella di Santa Margherita insieme all'altare furono realizzati comunque dopo il 1856, anno in cui la festa divenne universale per tutta la Chiesa Cattolica in seguito alla bolla "Auctorem fidei" emessa da papa Pio VI.

STATUA DI SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE

Statua del Cuore di Gesu e Statua di Santa Margherita Maria Alacoque resize

Artieri meridionali - fine secolo XIX Cartapesta, pasta vitrea e fil di ferro; h cm 88

La statua raffigura Santa Margherita Maria Alacoque inginocchiata davanti al cuore di Gesù, con le mani incrociate sul petto. Indossa una veste monacale nera con il velo bianco. L'aureola di fil di ferro è a raggiera; gli occhi sono di pasta vitrea. Margherita Maria era una suora visitandina francese che sin dall'adolescenza si era dedicata alle opere di carità. Si fece suora dell'ordine delle visitandine nel 1672. Ebbe tre visioni di Gesù (1673, 1674, 1675), durante le quali le fu affidata la missione di diffondere la devozione del Sacro Cuore di Gesù e di far istituire una festa in suo onore il primo venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini.

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ALTARE DELL'ASSUNTA

Altare resize

Esecutore-Raffaele De Francesco Disegno di Vincenzo Scrivo sec. XVIII (1799) Legno dipinto; 320 x 170

L'altare è in legno dipinto ad imitazione di marmi policromi. Al centro è posta una nicchia che custodisce la statua dell'Assunta, coperta da dipinto di medesimo soggetto che può scorrere verticalmente tramite apposito meccanismo e decorata in alto da tre testine alate. Ai lati due paraste con capitelli corinzi dorati, cui seguono due colonne verde scuro, una per lato, anch'esse con capitelli corinzi, che sorreggono la trabeazione. L'altare si conclude con un fastigio, che reca al centro un grande medaglione azzurro con le lettere "AM" in oro al centro, sormontato da una corona e ornato ai lati da due grosse volute su cui poggiano due putti. Il medaglione termina con una fitta decorazione a foglie e volute, presente anche in tutta la parte superiore e, sulla sommità, con una sfera alla quale è collegata una croce greca. L'altare è posto sulla parte terminale della navata centrale su un alto basamento che ospita il meccanismo per il movimento del dipinto ed è addobbato con piccole lampadine che seguono il disegno dell'altare stesso. "Per il prezzo di 50,00 ducati, da riscuotere in due rate, mastro Raffaele De Francesco s'obbligò di eseguire l'Altare Maggiore ligneo per la Chiesa dell'Assunta dello Spinetto di Serra S. Bruno". Il termine per la consegna, veramente breve, fu fissato per l'I 1 maggio dello stesso anno, ma certamente all'atto del contratto, stipulato il 19 febbraio 1799, il lavoro era già da tempo iniziato su disegno dello scultore Vincenzo Scrivo, anch'egli serrese.

 

STATUA DELLA MADONNA DELL'ASSUNTA

Statua della Madonna dell'Assunta resize

Scuola :toscana (?) seconda metà del sec. XVI
provenienza: antica Certosa di S. Stefano del Bosco Legno policromato; h cm 170

La statua, scolpita a tutto tondo e dipinta al naturale, raffigura la Madonna con le braccia aperte e lo sguardo rapito al cielo, che indossa una veste a fondo bianco con fiori policromi. Le maniche sono rosse, come la larga cintola, decorata con foglie e fiori e con un bordo dorato. Sulle spalle è poggiato un mantello azzurro orlato da una striscia dorata che ricade con un drappeggio sul davanti. I colori usati per la pittura della statua sono del tipo a tempera e le parti dorate sono eseguite proprio con la stessa tecnica della pittura su tavola. A volte lo scultore era anche autore della Policromia e questo dimostra la sua grande perizia nel campo delle arti. .Ai piedi dell'Assunta vi sono quattro testine, di cui tre poste a destra e una a sinistra. Il capo è cinto da un'aureola di stelle. La statua è coperta dal dipinto che raffigura l'Assunta. Tramite meccanismo, esso può scorrere verticalmente e lasciar vedere, in occasioni particolari, la statua. A. Frangipane definisce la statua di "maniera baroccheggiante" e la attribuisce ad artigiani-scultori serresi dei principi del secolo XIX (1). Una tradizione locale la ritiene opera quattrocentesca proveniente da Lucca. Viene anche attribuita a non ben precisati fratelli Barillari che operarono a Serra nel XVIII e XIX secolo (2).

E' questa l'opera che più ha fatto parlare di sé. La Vergine sembra veramente ascendere al cielo con il volto dolcissimo e pieno di umiltà. La figura, grande al naturale, ha le vesti e il manto gonfie di vento. Riavvitandosi nel gesto di rapita adorazione, viene spinta verso la luce sino all'Eterno da quattro puttini che le fanno da corona ai piedi. La Vergine, aggraziata, è rappresentata appena genuflessa nell'atto di salire al cielo. Il fianco sinistro è sollevato e le spalle leggermente abbassate. La posizione del corpo ricorda una "S", con un andamento sinuoso che ha lo scopo di sottolineare il garbo e l'eleganza della figura. L'espressione del volto è naturale, molto vicina ad un'immagine reale. Il viso è plastico, dalla forma armoniosa e l'immagine sacra è fortemente umanizzata così da essere molto familiare ai fedeli, che la considerano come una madre, una sorella, un'amica. La Vergine porta le vesti con estrema naturalezza, le pieghe morbide e gonfie di vento si modellano al corpo che rivela forme proporzionate e plastiche. La composizione è molto equilibrata in rapporto con l'articolazione delle braccia ed è conclusa da qualsiasi punto di vista la si guardi. L'artista ha modellato i volumi con una perfetta armonia. che ricorda la statuaria della scuola toscana, dando un deciso rilievo alla fronte, alle guance, al mento, al naso, alle labbra. La superficie della statua, costituita dalle vesti colorate, ha una particolare consistenza e si offre alla luce pastosa e morbida. I rilievi delle pieghe, forti sia nella forma del corpo che nei panneggi, danno alla statua grande animazione ed evidenza. Gli abitanti di Terravecchia, secondo quanto narrano le cronache locali, non potendosi distaccare dall'affetto e dalla devozione che li univa a questa sacra immagine, decisero di ordinarne una copia identica ad uno scultore locale (forse Antonio Scrivo). Pare che sia stato indetto un concorso e questo chiarirebbe l'esistenza di una terza statua uguale alle altre due ad opera di Vincenzo Zaffino, che tuttora si conserva nel museo Diocesano di Rossano, dove è stata portata dal-. Arcivescovo serrese B.M. Tedeschi. La copia della statua dell'Assunta di Spinetto si trova nella chiesa dell'Assunta di Terravecchia. Ma lo scultore ha eseguito la statua con lo sguardo della Vergine rivolto eccessivamente verso l'alto ed una minore vigoria plastica. La statua di Spinetto fa parte della nuova fioritura della scultura lignea policromata tra Cinquecento e Seicento, epoca in cui la Chiesa ha esigenze nuove di persuasione e di propaganda dopo i fermenti della Riforma luterana e viene così promosso uno stile naturalismo veritiero. Movimenti nei panneggi e scioltezza dei gesti debbono integrarsi con la pittura allo scopo di esprimere con maggiore intensità il dramma sacro.

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ALTARE MAGGIORE

Altare Maggiore2 resize

Bottega di Luigi Prezioso (le parti in marmo) Fabbrica Fratelli Bertarelli (le decorazioni in bronzo) se. XX (1907)
Marmi policromi-bronzo; 240 x 280 x 120

L'altare, in marmi policromi, presenta delle decorazioni in bronzo dorato. Sul paliotto di marmo bianco sono scolpiti due putti alati che sorreggono uno scudo di marmo verde con la croce greca bianca e una cornice dello stesso colore. La mensa è sostenuta da due mensole a volute. Nella parte centrale è posto il ciborio con volute laterali, decorate con tralci in bronzo. Intorno al portello sono raffigurati, sempre in bronzo, in basso l'Agnus Dei, ai lati due fiori, in alto tre testine alate con un cartiglio. Su di esso è poggiato un baldacchino in legno per l'esposizione dell'Ostensorio. Ai lati dell'altare due portali immettono al coro retrostante.

Come risulta da lettere e documenti conservati nella parrocchia, l'altare è stato commissionato dal Rettore Rev. Vincenzo Regio ed eseguito il 18 ottobre 1907 a Napoli da Luigi Prezioso nella Bottega in Piazza Cavour, vico Gagliardi, n. 9.1 pezzi in bronzo dorato che decorano i marmi sono stati eseguiti il 30 dicembre 1907 dai fratelli Bertarelli nella fabbrica di arredi sacri di metallo e argento.

PORTELLO DEL CIBORIO DELL'ALTARE MAGGIORE

Argentiere napoletano (inizi sec. XX) (?) Argento cm. 20 x 33

Su lamina d'argento è raffigurato al centro San Cristoforo con l'agnello sulle spalle e con il capo circondato da una raggiera; in alto sono poste nuvole e testine alate. In basso sono raffigurate pecore, un albero, fieno e fiori. Non ci sono punzoni.

PORTALI LATERALI DELL'ALTARE MAGGIORE

Bottega di Luigi Prezioso Sec. XX (1907).
Marmi policromi; h cm 250 x 105

I due portali laterali dell'altare maggiore, che immettono nel coro retrostante, sono decorati, nei piedritti e nell'architrave, da un'unica cornice formata da due bordi di marmo bianco fra i quali è inserita una fascia di marmo verde, interrotta da dischi di marmo nero posti al centro degli elementi verticali e dell'architrave, sul quale poggia un elemento terminale ornato con marmi policromi. Come risulta da lettere e documenti conservati nella parrocchia, l'altare e i portali laterali sono stati commissionati dal Rettore Rev. Vincenzo Regio ed eseguiti il 18 ottobre 1907 a Napoli da Luigi Prezioso nella bottega in Piazza Cavour, vico Gagliardi, n. 9.

BALDACCHINO

Giuseppe M. Pisani (?)
Prima metà del secolo XIX (Databile 1840-1870) Legno dipinto e dorato; 120 x 116 x 45

Il baldacchino, situato sull'altare maggiore, è in legno dipinto a imitazione di marmi policromi (verdi e rossi) con decorazioni dorate. E' a forma di tempietto con le parti laterali separate dalla nicchia centrale da colonne corinzie, a sezione concava; nel vano centrale è posta una mensola sorretta da una testina alata, con sopra un piccolo trofeo di spighe di grano e nelle aperture laterali due coppe con coperchio. La parte terminale è formata da una corona sormontata da una croce greca, sorretta da alte volute fra le quali vi è un drappo che ricade ai lati con due piccole nappe.

La tradizione da sempre attribuisce l'opera a Giuseppe Maria Pisani, appartenente ad una famiglia serrese di artisti-intagliatori. E' un'opera eseguita in forme ancora settecentesche.

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BUSTO DI SAN GIUSEPPE CON IL BAMBINO

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Antonio Scrivo
metà sec. XIX - inizi sec. XX
Legno dipinto; pasta vitrea; h cm 80 h base cm 14 x 70 x 46

San Giuseppe indossa una veste azzurra con polsi e collo dorati e un manto giallo, porta sul braccio sinistro il Bambin Gesù che dorme appoggiato alla spalla del santo e con la mano destra reca un giglio; gli occhi sono in pasta vitrea. Sulla base si legge la seguente scritta: "A devozione di Vincenzina e Salvatore Grenci". Nella Platea della chiesa Matrice si riporta che questa statua e quella di S. Anna sono opera dello scultore ser-rese Antonio Scrivo: "Sono del sud.o S.r Antonio Scrivo il n.ro S. Rocco: la S. Anna e il S. Giuseppe, che si hanno nello Spinetto" (1). Nel 1870 Pio IX proclamò Giuseppe patrono di tutta la Chiesa. Nel 1955 Pio XII istituì la festa di S. Giuseppe artigiano e Giovanni XXIII, nel 1962, introdusse il suo nome nel canone della messa.

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ALTARE DI S. FRANCESCO DI PAOLA

sfrancesco

Artisti decoratori serresi
Inizi secolo XX
Marmi policromi; 190 x 275

L'altare, in marmo bianco, presenta delle decorazioni in marmi policromi. Il paliotto, a forma di urna, reca al centro una croce greca. L'altare, privo di mensa, è provvisto di tabernacolo chiuso da una lastra di marmo bianco; ai lati sono poste due mensole sostenute da volute. L'altare fu eseguito probabilmente da marmorari serresi nei primi del secolo.

SCULTURA RAFFIGURANTE SAN FRANCESCO DI PAOLA

Raffaele Regio
Seconda metà del XIX secolo (1861) Legno dipinto; pasta vitrea; h 168 cm

La statua, scolpita a tutto tondo e dipinta al naturale, raffigura San Francesco di Paola. Con la mano destra tiene un bastone di legno e la sinistra è poggiata al petto, sul quale è dipinto in oro un medaglione. Gli occhi sono di pasta vitrea e il capo è coperto dal cappuccio. Sulla base di colore verde, vi è la scritta: "D. Raphael Regio Serrensis scultor MDCCCLXI/sacer.Anastasio Procur". Sul medaglione: "CHA/RI/TAS"

L'opera, firmata e datata, è stata scolpita in forme ancora baroccheggianti da Raffaele Regio, scultore serrese del XIX secolo e commissionata dal Sacerdote Luigi Anastasio, Rettore della chiesa dell'Assunta in quegli stessi anni.
E' naturale che gli scultori che hanno prodotto statue per la chiesa di Spinetto si siano ispirati tutti alla statua della Vergine Assunta collocata da sempre sul monumentale altare. Così è stato sia per la statua della Madonna del Carmine, sempre del Regio, che per la statua di S. Francesco di Paola, dove movimento e scioltezza dei gesti si richiamano ai modi dell'Assunta.
S. Francesco assume una posa salda e sinuosa. Il volto è intenso ed espressivo, con gli occhi rivolti al cielo come se fosse rapito da una visione.
Imponente ed elegante, appare chiuso nel suo saio nero: una impenetrabile corazza, solcata da profonde pieghe scandite dal cromatismo ritmico della luce.
Il corpo si avvita nello spazio come una massa plastica incisa dalle pieghe del saio che trova nei movimenti a serpentina della folta barba la sua ritmica continuità nello spazio.
L'artista ha interpretato il corpo del santo in chiave flessuosa. Egli si appoggia con la mano destra al bastone e con la sinistra al petto, dilatando in questo modo le braccia nello spazio e trovando un perfetto equilibrio nelle larghe maniche rigonfie.
Lo scultore, sapientemente, ha dedicato un'attenzione particolare al gioco dei pesi e ai movimenti fisici del corpo, trovandone le giuste relazioni e unendole ad un forte ascetismo di profondo pathos religioso.
La ricerca naturalistica del Regio è stata veramente notevole, nonostante abbia lavorato un materiale come il legno con i limiti che questo impone, come ad esempio l'impossibilità di realizzare la scultura con un unico blocco di legno. E' con il Cinquecento che si inizia a comporre statue con l'impiego di pezzi staccati. Il problema non riguardava la staticità della scultura arcaica né la compostezza di quella rinascimentale. Barocco e Rococò diffondono i modi della teatralità del gesto e quindi introducono l'uso di lavorare i pezzi separatamente per poi incastrarli.
Per questo era necessario un modellino a cera o in argilla: per riportare le misure, dopodiché diventava inevitabile la dipintura della statua per il carattere eterogeneo delle sue venature e dei suoi tasselli.

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ALTARE DELLA MADONNA DEL CARMINE

Altare-Madonna-del-Carmine resize

Artisti napoletani (?)
Secolo XX (1929)
Marmi policromi; 588 x 264 x 122

L'altare, in marmi policromi, presenta, nella parte superiore, una nicchia, dove è posta la statua della Madonna del Carmine. Ai lati due colonne con capitelli corinzi sostengono la trabeazione e il timpano. Il Paliotto reca al centro una croce greca, in bronzo, su disco di marmo verde, con ai lati due coppie di colonnine che reggono la mensa. L'iscrizione recita: "Il popolo procuratore Sac. Davide Timpano 1929".

SCULTURA RAFFIGURANTE LA MADONNA DEL CARMINE

Raffaele Regio (1845) Secolo XIX (1845) Legno dipinto; h cm 160

La statua, scolpita a tutto tondo e dipinta al naturale, raffigura la Madonna che tiene fra le braccia il Bambino, coperto da un perizoma bianco.

La Vergine indossa una veste rossa con fiori e maniche verdi e una camicia di colore chiara con fiori di colore avorio e foglie verdi; il mantello che l'avvolge è blu trapunto di stelle dorate. Nella catalogazione del 1983 la descrizione metteva in evidenza che la Vergine portava sul capo un velo bianco e un'aureola di stelle oggi non più presenti. Calza sandali marroni.
Con la mano destra regge il Bambino benedicente e dalle dita penzola un abitino con al centro la scritta "IHS".
La Madonna è seduta su nuvole argentate; ai suoi piedi sono poste due anime del Purgatorio tra le fiamme. Nella vecchia descrizione le anime avevano al collo abitini ricamati a fiori rosa e tralci verdi oggi non più presenti. Sulla base vi è la seguente scritta: "A divozione degli spinettesi P.R. Procur D. Vincenzo Pisani e D. Giuseppe Andriacchi -Raffaele Regio Scultore - 1845".
L'opera, firmata e datata, scolpita in forme ancora baroccheggianti, si avvicina per stile alla statua di San Francesco ed è assimilabile, secondo la scheda della Soprintendenza, alla statua dell'Assunta e ad altre della stessa chiesa.
La Madonna e il Bambino presentano un aristocratico rigore formale. La Vergine è salda nelle sue forme composte e nella sua sottile grazia ricalca i modi tipici della statuaria sacra settecentesca. I vestiti fanno un giro di pieghe con una nitida scansione plastica. La materia appare levigata per via dei delicati trapassi chiaroscurali, che evidenziano tutti i dettagli formali e anatomici del Bambino accentuandone soprattutto gli aspetti di sentimentale delicatezza. In basso, tra le fiamme, le anime mentre tra grida e gemiti di dolore implorano perdono.

STATUA DI SANT'ANNA

S.Anna resize

Antonio Scrivo
prima metà del secolo XIX
Legno dipinto; pasta vitrea; h cm 130

La statua, scolpita a tutto tondo e dipinta al naturale, raffigura Sant'Anna con in braccio Maria bambina.

La santa indossa una veste verde con un mantello ocra con bordo dorato; ai piedi porta dei sandali. La Vergine indossa una veste verde chiaro con fiori di colore avorio e foglie verde più scuro. Hanno il capo circondato da un'aureola stellata. La base è blu con bordo dorato. La Platea riporta che sia la statua di S. Anna che la statua di S. Giuseppe con il Bambino sono opera di Antonio Scrivo: "Sono del sud.o S.r Antonio Scrivo il n.ro S. Rocco: La S. Anna, e il S. Giuseppe, che si hanno nello Spinetto" (1). La statua nel 1886 è stata restaurata dal maestro Pietro Grenci con un compenso di L. 20.00. Il rifacimento dello "stipo" dove essa è tuttora collocata fu invece affidato al maestro Michelino Giancotti con un compenso di L. 6.50 (2).

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Il Museo

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Silvano Onda bn

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